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Lo stile e l'estetica generazionale

  • Immagine del redattore: Gian Nicola Beraldo
    Gian Nicola Beraldo
  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 3 min
Un ragazzo con giubbotto invernale all'interno di un negozio di souvenirs
Una foto Y2K originale scattata nel 2005 con un giovane Gian Nicola Beraldo

Lo stile del fotografo di eventi è un fattore importante da considerare. Esistono due approcci principali: le foto spontanee (o di reportage), dove il fotografo cattura i momenti senza interferire, e le foto in posa, dove il fotografo guida le persone da fotografare per ottenere scatti più costruiti.


Il più delle volte il servizio è un mix fra i due stili perché, spesso (non sempre), chi sceglie le foto spontanee al momento dello shooting mi chiede “Come ci dobbiamo mettere?” (che significa “mettici in posa!”).

Con me anche le foto guidate risultano naturali, perché riesco a rapportarmi con i soggetti in modo che si sentano spontanei e rilassati.

Così come esistono diversi tipi di medici specializzati in ambiti specifici (il medico di base, il chirurgo, il dermatologo, l'ostetrico, il dentista ecc.) anche i fotografi hanno le loro specializzazioni. Ogni ramo della fotografia richiede determinate competenze, come in medicina.

In questo scenario sfaccettato ognuno ha il suo stile. I fattori da considerare sono tantissimi, ma voglio solo soffermarmi su quello estetico. Ognuno vede nelle fotografie ciò che preferisce: la medesima foto può essere splendida per qualcuno e inguardabile per qualcun altro. Questo perché il senso estetico cambia sia con le zone geografiche, sia con le epoche: per le foto cambia addirittura con le generazioni.

È un dato di fatto, basta pensare ai numeri. Chi fa parte della generazione “X” come me (ovvero i nati, grossomodo, fra il 1965 e il 1980) è cresciuto guardando un numero di immagini enormemente inferiore rispetto a quello di chi appartiene alla generazione “Y” (i cosiddetti millennials, cioè i nati fra 1980-1995) e ancora inferiore rispetto a quello di chi appartiene alla generazione “Z” (i nati fra il 1995 e il 2012).

Secondo Matic Broz di photutorial.com, oggi si stima che, a livello globale, vengano scattate 5,3 miliardi di foto al giorno, ovvero 61.400 al secondo (fonte https://photutorial.com/photos- statistics ).

Al contrario, negli anni '80, la fotografia era un processo molto più limitato: la pellicola, lo sviluppo e la stampa rendevano tutto più costoso, meno accessibile e quindi c'erano pochissime foto rispetto a oggi. Vedevamo immagini principalmente attraverso riviste, giornali, cinema e televisione.

Il detto dice "Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace": un tempo pensavo che la realtà fosse diversa e che un senso estetico "superiore" presiedesse l'arte e che andasse ricercato benché quasi inaccessibile e sicuramente non interamente padroneggiabile. Oggi credo che la sensibilità estetica dei più giovani sia indubbiamente maggiore rispetto ai "meno giovani".

E lo penso proprio perché hanno avuto la possibilità di crescere creando le sinapsi del gusto estetico in una maniera più estesa e completa proprio grazie all'enorme numero di immagini di riferimento cui hanno avuto accesso grazie a internet.

Questa presunta maggiore sensibilità estetica si traduce in una maggiore capacità di vedere differenze nello stile fotografico (e delle immagini in genere) rispetto a quella dei loro padri. I gen Z vedono un "altro più ampio" rispetto al "poco ristretto" di chi non è nato con lo smartphone in mano.

Le fotocamere sui telefoni cellulari hanno reso accessibile davvero a tutti l'arte della fotografia e il risultato è una maggiore consapevolezza estetica. Ovviamente non sono tutti grandi fotografi: semplicemente il livello di capacità critica di base è sicuramente superiore rispetto al passato.

La cosa mi è apparsa ancora più evidente quando ho scoperto la recente passione (scrivo nel 2026) per la tecnologia video dei primi anni duemila: lo stile "Y2K" (Years 2000) e l'amore per lo stile grafico del "Frutiger Aero" ovvero lo stile dell'interfaccia grafica di Windows 7 e Windows Vista. Questa passione comprende anche i video registrati con le vecchie videocamere, come le miniDV, Video8, Digital8 e simili (tutti rigorosamente in PAL 730x576) .

Le immagini fatte con queste tecnologie rappresentano lo stile "dei tempi dell'infanzia" per i Gen Z. Per me sono le immagini di quando la tecnologia non era ancora "bella": per loro hanno il sapore vintage e quindi ha un valore aggiunto. Esattamente come sono per me le foto in bianco e nero dei miei nonni o quelle a pellicola virate di giallo con le ombre alzate blu come quelle degli anni '70 o come le Polaroid col flash sovraesposto e le ombre illeggibili. Ti ricordo quando uscì il primo instagram e i filtri "vintage"? Oggi esistono fotocamere da poche decine di euro, come la Kodak Charmera: un dispositivo minuscolo, con un sensore piccolo e poco performante, pensato apposta per scattare foto e registrare video in bassa risoluzione per ottenere l’estetica Y2K: Per dirla parafrasando gli Elio e le Storie Tese: “Guarda come si vede male da dio.”

A ognuno il suo simulacro estetico di un lontano passato da riportare con fascino e nostalgia nel presente.

Lunga vita al vintage.


 
 
 

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